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DAL GATTILE ALLA FAMIGLIA

Consigli per un'adozione felice

(Maria Cristina Crosta - Laura Borromeo)

  1. La scelta
    1. Maschio o femmina
    2. Uno o due
    3. Adulto o gattino
  2. L'arrivo nella nuova casa
    1. Come trasportare il gatto
    2. Come allestire una stanza per i primi giorni
    3. Cibo e stress
  3. Una casa a "misura di gatto"
    1. Ciotole e punti cibo
    2. Acqua
    3. Cassetta igienica
    4. Sabbia
    5. Luoghi di riposo
    6. Giochi
    7. Arricchimento ambientale
  4. Se si adotta un gattino
    1. Importanza della socializzazione
    2. Importanza dell'abituazione
    3. Trasportino
    4. In automobile
    5. Rispetto del sonno
  5. Le cure
    1. Visita veterinaria
    2. Vaccinazioni
    3. Toelettatura
    4. Collare
    5. Microchip
    6. Sterilizzazione e castrazione
  6. Alimentazione
    1. Comportamento alimentare del gatto
    2. Componenti nutritivi
    3. Ruolo del veterinario
    4. Cibo commerciale
    5. Cibo casalingo
    6. Cibo completo
    7. Cibo complementare
    8. Cibo dietetico
  7. Alcuni possibili problemi
    1. Paura in una situazione nuova
    2. Fare i bisogni in luoghi appropriati
    3. Marcatura
    4. Ansia
    5. Toelettatura eccessiva
    6. Aggressività nei confronti delle persone
    7. Aggressività tra gatti
  8. Le autrici
    1. Maria Cristina CrostaLaura Borromeo
    2. Laura Borromeo

  9. 1. La scelta


    Prima di adottare un gatto occorre fare una attenta valutazione del soggetto in base alle caratteristiche legate al carattere, al sesso e all'età in funzione delle esigenze del proprietario e della vita che l'animale condurrà nella sua futura casa.
    Maschio o femmina
    La scelta di un maschio o di una femmina, dal punto di vista del carattere, è del tutto indifferente. L'essere esuberante o tranquillo, indipendente o coccolone, non è influenzato dal sesso e questo vale anche per il grado di affettuosità. Queste peculiarità sono del tutto soggettive e sono legate esclusivamente alle caratteristiche del singolo individuo. Alcuni pensano che la scelta del maschio sia da preferire, perchè l'intervento chirurgico di castrazione è più semplice rispetto a quello della femmina.
    La scelta del sesso non si deve assolutamente basare su questa valutazione, perchè attualmente la sterilizzazione di una femmina è ormai un intervento di routine.
    Molte associazioni richiedono nel contratto di adozione che i soggetti vengano sterilizzati, La sterilizzazione consapevole offre un notevole aiuto nel controllo delle nascite riducendo il rischio di un conseguente possibile abbandono causato dalla difficoltà nel far adottare i gattini ed arginando il grosso problema dell'esubero di animali che purtroppo non vengono adottati.
    Uno o due
    Nel caso si decidesse di adottare due gatti è assolutamente consigliabile prendere nello stesso momento, due soggetti che siano già abituati a vivere insieme serenamente in modo da evitare tutte quelle problematiche legate all'introduzione di un nuovo animale in una casa in cui sia già presente un altro gatto.
    Spesso tendiamo a umanizzare il comportamento degli animali e pensiamo che ciò che fa piacere a noi debba per forza essere applicato anche ai gatti. L'uomo è un animale sociale che ama e ricerca la compagnia dei suoi consimili. Il gatto, al contrario, è un animale solitario che caccia piccole prede e non può per questo condividere il territori e le risorse con altri gatti. Non si deve, perciò, dare per scontato che un gatto accetti di buon grado l'arrivo di un suo simile. Molte volte non ci si rende conto che la convivenza forzata di alcuni gatti che condividono spazi ristretti nelle nostre case possa causare situazioni problematiche e stressanti a uno o entrambi i soggetti.
    Quando due gatti devono convivere, è indispensabile valutare il carattere di ciascun individuo. Tra personalità molto diverse, a volte, si possono scatenare conflitti. In alcuni casi i due caratteri si compensano, in altri, invece, si rinforzano come spesso succede nell’adozione contemporanea di due gatti paurosi: la paura in questo caso si moltiplica. Con un gatto pauroso si deve sempre scegliere, come compagno, un gatto sereno e confidente.
    Se in casa vive già un gatto anziano e vivamente sconsigliata t’adozione di un gattino perché è molto vivace ed esuberante e questo potrebbe, per un vecchio gatto, rappresentare una fonte di disturbo e di stress. Un gatto anziano, infatti, ha ritmi diversi, dorme molte più ore nella giornata, ama ed è legato alle sue abitudini. Un cambiamento di vita così radicate potrebbe avere conseguenze sulla sua salute.
    Nel caso in cui si introduca un secondo gatto in una casa con un gatto residente, si deve assolutamente seguire la procedura dell’inserimento progressivo. In pratica si deve tenere isolato il nuovo arrivato in un locale per qualche giorno affinché si ambienti nella sua nuova casa e l’altro si abitui alla sua presenza solo attraverso l'odore. Quando entrambi i gatti dimostreranno di essere tranquilli, si aprirà una porta lasciando aperta solo una piccola fessura attraverso la quale i gatti si potranno vedere ed eventualmente toccare con una zampina, senza però potersi aggredire. Bisogna accertarsi che la porta sia ben bloccata perché un’invasione improvvisa di uno dei due gatti nel territorio dell’altro potrebbe portare a un’aggressione con conseguenze anche gravi. Dopo che si saranno ben abituati alla reciproca presenza senza dare segnali di insofferenza o di aggressività (possono passare anche alcuni giorni), si potrà aprire completamente la porta facendo convivere gli animali per brevi periodi di tempo con l’attenta supervisione del proprietario che, in caso si minaccino, non dovrà sgridarli o alzare la voce bensì distrarli con dei giochi e parlare pacatamente. Se si adottano due gatti occorre dedicare tempo e cure a entrambi. Inoltre, si devono raddoppiare le risorse a loro disposizione come la cassetta igienica, il cibo, i luoghi di riposo e i giochi in modo che entrambi vi possano accedere liberamente. La contesa è motivo di stress e conflitti che possono generare, a lungo andare, seri problemi comportamentali.
    In ogni caso, adottare contemporaneamente due gattini o due adulti che per certo vanno d’accordo e vivono in perfetta armonia, è sicuramente una bella esperienza per il proprietario che si potrà divertire nel vederli vivere e crescere insieme e per gli animali che potranno interagire socialmente tra loro giocando, toelettandosi reciprocamente e dormendo abbracciati.
    ADULTO O GATTINO
    ll gattino rispetto a un adulto è sicuramente più accattivante e divertente: difficile resistere a tanta bellezza, vivacità, gioia e allegria. Vedere un gattino quando gioca è uno spasso e un vero piacere. Si adatta con estrema facilità alla nuova casa e alle diverse situazioni. ll piacere di vederlo piccolo, però, ha breve durata perché nel giro di sei mesi, al massimo, ci si troverà difronte a un gatto adulto. Inoltre, tutta questa vivacità richiede tempo, attenzioni e cure da parte del proprietario. Un gattino si arrampica da tutte le parti, usa le tende come liane. Ignora i pericoli domestici, quali fili elettrici e oggetti fragili e, per eccesso di esuberanza, può causare qualche guaio. Il proprietario dovrà dedicare molto tempo per indirizzarlo verso il gioco corretto e per imparare lui stesso a giocare con il gattino. L’adozione ideale è in una casa, dove possibilmente non rimanga da solo tutto il giorno; in caso contrario forse è meglio prevedere l'adozione di due gattini contemporaneamente. Di solito il gatto adulto ha meno possibilità di essere adottato, ma bisogna considerare che accogliere un animale già grande offre non pochi vantaggi. Un gatto adulto, intatti, avendo già superato il periodo dello sviluppo è più tranquillo e prevedibile: il carattere non offrirà sorprese perché l’indole di un gatto adulto e già definita. Molte persone desiderano un gatto piccolo perché pensano di poterlo educare "come dicono loro". In realtà il gatto non lo si educa; al gatto si devono fornire tutte le cose di cui ha bisogno: giochi, palestrine, tiragraffi, varie attività per indirizzare correttamente i suoi comportamenti ed evitare che provochi dei danni in casa. Questo arricchimento lo si deve tare con il gattino e con l’adulto in egual misura. Il gattino durante la crescita ha più bisogno di cure per completare il programma vaccinale, le sverminazioni e la sterilizzazione; un adulto, al contrario, solitamente, viene affidato già sterilizzato e vaccinato. Per una persona anziana è più vantaggioso adottare un adulto: è meno impegnativo e meno irruento rispetto a uno piccolo.

    2. L'arrivo nella nuova casa


    Prima di portare il gatto nella nuova casa ci sono alcuni aspetti di tipo organizzativo di cui bisogna assolutamente occuparsi, come il trasporto e l’allestimento di una stanza in cui accoglierlo.
    COME TRASPORTARE IL GATTO
    I gatti devono essere trasportati sempre in una gabbietta comoda e ben sicura. In commercio ne esistono di tutte le forme e dimensioni ma, se possibile, sarebbe bene preferire quelle di plastica che diano la possibilità di essere aperte dall’atto oppure i trasportini di rete metallica. Questi ultimi possono essere coperti con un telo per proteggere e nascondere il gatto più timoroso o, al contrario, lasciare vedere il mondo esterno al più spavaldo. Il telo è comodo durante l'inverno, mentre d’estate le griglie permettono una buona areazione. Bisogna evitare le borse troppo morbide o gli zainetti perché sono poco sicuri e non offrono un buon confort al gatto. Anche quelli di vimini hanno degli inconvenienti: spesso le chiusure sono poco sicure, possono essere pericolosi ed è difficile estrarre il gatto quando lo si porta dal veterinario. Un’altra caratteristica da tenere presente nell'acquisto di un trasportino è che sia costruito con un materiale lavabile e disinfettabile. Il gatto possiede tra gli spazi interdigitali delle ghiandole che secernono i feromoni d’allarme. Questi vengono secreti e lasciati sul fondo del trasportino quando il gatto si spaventa, come, ad esempio, quando lo si porta dal veterinario. A distanza di tempo, se il trasportino non viene lavato per eliminare queste sostanze, il gatto annusandolo si allarmerà subito, inutilmente. Da ricordare che la gabbietta sarà il suo mezzo di trasporto per tutta la vita. Per questo, già dalla prima volta, si dovrà essere particolarmente delicati nell’introduzione del gatto nel trasportino, avendo sempre l’accortezza di mettere una copertina, di tranquillizzarlo con la voce e con una carezza. Viaggiare nel trasportino deve essere sempre per il gatto un’esperienza positiva. Il gatto all’interno della gabbietta deve sentirsi protetto e sicuro, per cui si deve evitare di ondeggiare il trasportino e soprattutto urtare ostacoli o maneggiarlo senza delicatezza. Ricordiamoci sempre che al suo interno c’è un animale vivo e, molto spesso, spaventato. Per abituare il micio a utilizzare il trasportino occorre lasciarlo aperto in casa in modo che diventi per lui un oggetto familiare. Se si avrà l’accortezza di mettere una copertina al suo interno lo utilizzerà come luogo di riposo e non sarà difficile il suo utilizzo per gli spostamenti.
    COME ALLESTIRE UNA STANZA PERI PRIMI GIORNI
    Appena il gatto arriva nella sua nuova casa non lo si deve lasciare libero di circolare, ma è bene metterlo in una sola stanza. Il gatto non sa cosa gli potrebbe capitare, non sa che è già amato, per questo bisogna dargli tutto il tempo che gli serve per capirlo. Un territorio nuovo troppo grande, rappresentato in questo momento da tutta la casa, lo spaventerebbe: per questo lo si deve confinare, per dargli la possibilità di esplorarlo gradualmente. In un secondo momento, dopo che avrà preso più confidenza e si sarà abituato pian piano ai nuovi rumori, odori, oggetti e soprattutto ai nuovi proprietari, lo si potrà far accedere agli altri locali. La stanza che gli è stata riservata dovrà essere allestita prima del suo arrivo con dei nascondigli sicuri per dargli la possibilità di rifugiarsi appena arrivato, se ne sentisse la necessità. Si possono usare delle scatole di cartone capovolte, a mo’ di tana, con un’apertura per entrare, grosse circa il doppio del gatto. Anche mettere nella stanza una sedia coprendo il sedile e le gambe con un telo è un rimedio molto efficace per ricreare l’effetto "tana". Offrire dei nascondigli sicuri gli eviterà il terrore di cercare un riparo che non trova, rischiando di farsi del male o di finire in qualche pertugio inadatto e pericoloso con conseguente e inevitabile aumento della paura. Nella stanza che gli sarà allestita bisognerà avere cura di togliere le piante, coprire i fili elettrici, eliminare tutto ciò che può rappresentare un pericolo e. soprattutto, accertarsi che le finestre e i balconi siano rigorosamente chiusi. Può rivelarsi utile, 24-48 ore prima che l’animale venga ospitato, l’utilizzo di diffusori ambientali di feromoni facciali sintetici. Queste sostanze si diffondono nell’ambiente senza essere percepite dall’uomo, mimano il secreto delle ghiandole facciali che il gatto secerne quando è sereno e tranquillo e che deposita, sfregando il muso, su superfici e suppellettili. Nella stanza non dovrà mancare la cassetta igienica con la sabbia e, il più distanziate possibile da essa, le ciotole del cibo e dell’acqua. Una cuccia o una copertina potranno temporaneamente servirgli come luogo di riposo. Ci dovranno essere dei piccoli giochi nell’eventualità che, sentendosi già a suo agio, abbia voglia di giocare. Prima di entrare nella stanza dove il gatto è ospitato occorre farsi sentire, magari parlando sottovoce o facendo un piccolo rumore, per dargli il tempo di nascondersi se ne sentisse ancora il bisogno. Permetteremo al gatto di spostarsi liberamente in tutta la casa solo quando lo vedremo muoversi tranquillo nella stanza, mangiare, urinare e defecare normalmente senza paura della nostra presenza, facendogli esplorare una stanza per volta.
    CIBO E STRESS
    E’ importante informarsi, presso il gattile dove il gatto era ospite, su come era alimentato fino al momento dell’adozione, in modo da mantenere lo stesso cibo per i primi giorni. Il cambiamento di casa, ambiente, persone e situazioni gli provocherà sicuramente stress. Anche se nella sua nuova casa sarà amato, vezzeggiato e protetto, per lui ci sarà comunque un periodo, più o meno lungo, di adattamento. In questo lasso di tempo, in cui i punti di riferimento gli vengono a mancare, occorre mantenere invariato il cibo al quale era abituato, perché il gatto, quando è in difficoltà per qualsiasi motivo, trae conforto e si sente più sicuro se nella ciotola trova un cibo conosciuto. Questo non toglie che lo si possa gratificare con qualche leccornia o golosità, senza però esagerare. I "premietti” sono spesso molto calorici e nell’animale in sovrappeso/obeso il loro apporto calorico deve essere considerato nel calcolo del loro fabbisogno calorico quotidiano. Dopo il periodo di ambientazione lo si dovrà portare dal veterinario per una visita di controllo e, con il medico, verrà concordata una dieta che dovrà essere inserita con gradualità.

    3. Una casa a “Misura di gatto"


    Organizzare e allestire una casa per un gatto non significa dargli solo un posto dove mangiare e dormire, ma garantirgli una vita senza paura, stress, ansia e noia, fornendogli tutto ciò che serve per mantenere i suoi fabbisogni etologici: farsi le unghie, arrampicarsi, nascondersi, "cacciare” giochi e oggetti, scavare e stare in posti sopraelevati.
    CIOTOLE E PUNTI DI CIBO
    TIPOLOGIA
    Le ciotole migliori sono quelle di acciaio, ceramica, vetro o porcellana, che sono facilmente lavabili e disinfettabili. Quelle di plastica assorbono odori e detersivi e alla lunga possono rivelarsi dannose. Devono essere basse e larghe per dare la possibilità al gatto di mangiare senza urtare i bordi della ciotola con i baffi, che sono dei sensibilissimi organi di senso.
    DOVE COLLOCARLE
    La ciotola del cibo deve essere distante da quella dell’acqua perché è provato che, in questo modo, il gatto beve di più. Il cibo, inoltre, deve essere posto lontano dalla cassetta igienica, altrimenti il gatto potrebbe decidere di sporcare in un luogo inappropriato. Solitamente il punto cibo è in cucina o, in alternativa, in un luogo tranquillo e non di passaggio, dove l’animale possa alimentarsi senza essere disturbato. Se ci sono più gatti in casa le ciotole devono essere rigorosamente distanziate almeno di un metro e, nel caso uno dei gatti sia particolarmente famelico, occorre farli mangiare in stanze separate. Il gatto si stressa molto se deve mangiare vicino a un suo conspecifico anche se non lo dà a vedere.
    ACOUA
    L'acqua, sempre a disposizione del gatto, fresca e pulita, deve essere messa in un recipiente di vetro o di ceramica posto lontano dal cibo e dalla cassetta igienica. È importante fornire al gatto più punti dove trovare l’acqua utilizzando contenitori di forme e dimensioni differenti, messi lungo i percorsi che il gatto quotidianamente utilizza per spostarsi.
    L’acqua deve essere cambiata tutti i giorni.
    Possono rivelarsi utili le fontanelle a riciclo continuo di acqua perché il gatto è attratto dal movimento dell’acqua corrente. Sono molto apprezzate e sono un buon arricchimento ambientale purché l’acqua venga cambiata spesso.
    CASSETTA IGIENICA
    La cassetta igienica deve essere delle dimensioni adeguate alla taglia del gatto per consentirgli di muoversi e girarsi comodamente quando scava e copre le sue deiezioni. Deve essere profonda a sufficienza per permettergli di scavare, comportamento per il gatto innato e insopprimibile. I bordi non devono essere troppo alti per dargli la possibilità di accedervi in modo agevole. Deve essere posta lontana dal cibo perché i gatti non sporcano vicino al luogo dove mangiano. In commercio ne esistono scoperte o con il coperchio, rettangolari o rotonde, di diverse dimensioni. Quelle triangolari non sono adatte perché sono state studiate appositamente per i conigli. La cassetta deve essere posta in un luogo tranquillo, non di passaggio, non vicino alla lavatrice per evitare che il gatto si possa spaventare se, mentre la sta usando, dovesse azionarsi improvvisamente la centrifuga. Quando nella stessa casa convivono più di due gatti, si dovrà mettere una cassetta in più rispetto al numero totale dei gatti presenti (per tre gatti occorrono quattro cassette).
    SABBIA
    Il gatto, per le sue origini desertiche, preferisce utilizzare una sabbia sottile. Si possono adoperare quelle agglomeranti che "fanno la palla", che rendono più agevole la pulizia quotidiana oppure quelle in argilla naturale o biodegradabili. L’importante e rispettare l’inclinazione naturale del gatto a scavare. Per questo occorre un quantitativo adeguato di sabbia per soddisfare questa sua esigenza. Ogni giorno la sabbia "sporca" deve essere rimossa: urine e feci devono essere completamente asportate. Almeno una volta alla settimana la sabbia deve essere totalmente sostituita e la cassetta lavata.
    LUOGHI DI RIPOSO
    Il gatto che vive libero si nasconde per non essere predato e la natura gli offre innumerevoli soluzioni. Ha l’abitudine di cambiare spesso il riparo, anche più volte nella giornata, per evitare di lasciare tracce ed essere localizzato da un predatore. Quest’abitudine, innata e insopprimibile, è mantenuta anche nelle nostre case. Per capire quali siano i suoi posti preferiti, basta solo osservare come si comporta e dove va a rifugiarsi. Sarà nostra premura rendere questi luoghi più accoglienti, mettendo delle copertine morbide di lana o pile. Queste dovranno essere utilizzate anche quando vogliamo indirizzare il gatto a dormire in un determinato posto. Nascondersi per lui è una necessità, stare in alto una sicurezza. Ecco perché un luogo di riposo o un riparo più in alto sono indispensabili. Scatole di cartone e giacigli in diversi punti della casa gli permettono di isolarsi e, al bisogno, di sentirsi al sicuro.
    GlOCHl
    Per il gatto il gioco è un modo per allenarsi a cacciare. La caccia, in natura, è l’unico mezzo che l’animale ha per procurarsi il cibo e predare, per lui, è quindi l’attività principale, un atto di fondamentale importanza che lo occupa per circa otto ore al giorno. Mette in atto dai 100 ai 150 attacchi nel la giornata e solo il 10-15% di questi va a buon fine. Per questo motivo il gatto deve cacciare tutte le volte che ne ha l’occasione e non solo quando ha fame. Si capisce perché allenarsi e perfezionare le sue tecniche venatorie diventi prioritario e importantissimo. Cacciare è un istinto insopprimibile ed e totalmente indipendente dalla fame. Quando vive in casa il gatto non perde né quest’attitudine (se la perdesse smetterebbe di giocare e questa è una delle caratteristiche del gatto che amiamo di più), né l’energia di cui la natura lo ha dotato. Per questo si rende necessario indirizzare questa vivacità su giochi idonei, affinché il micio non sviluppi problemi comportamentali. Non dovranno mancare topini, palline, fili, "canne da pesca", bacchette con piumini, nastri o anche giochi casalinghi come tappi, palline di stagnola, giochi sospesi con dello spago. E importante rinnovare continuamente i giochi, semplicemente facendoli ruotare giornalmente, in modo che l'animale non perda l’interesse nei loro confronti. La predazione è innescata dal movimento e i giochi che gli offriamo, a differenza delle sue prede vere, sono inanimati. Per questo deve essere il proprietario, quotidianamente, a stimolarlo al gioco e a destare il suo interesse, facendoli muovere. Il gioco ha una grande importanza perché stimola lo sviluppo fisico e mentale, agisce da antistress, evita la noia, la depressione, l’obesità e l’ansia e lascia sfogare l'aggressività predatoria. Inoltre esso consolida la relazione con il proprietario e previene molti problemi comportamentali. Se questo non avvenisse il gatto diventerebbe triste, perderebbe vitalità, rassegnandosi fino all’abulia. Ricordiamoci che il gatto deve giocare tutti i giorni della sua vita, con sedute brevi e frequenti, proprio per simulare le sue battute di caccia in natura. Se il gatto vive solamente in casa, occorre investire molto tempo in questa attività. La mancanza del gioco appropriato, l’inattività e l’impossibilità di sfogarsi e canalizzare le sue energie verso una "preda”, possono indurlo a indirizzare il suo comportamento predatorio verso le uniche cose che in casa sono in movimento: gambe, braccia, mani e piedi del proprietario. Le conseguenze dei morsi e dei graffi possono essere anche molto serie.
    ARRICCHIMENTO AMBIENTALE
    Se rinchiudessimo in casa per tutta la vita un cane senza mai portarlo fuori saremmo tutti scandalizzati, perché difficilmente questo animale manterrebbe il suo equilibrio psicofisico. Allo stesso modo, un gatto che non ha accesso all’esterno e vive solo in appartamento, avrà bisogno, per essere equilibrato, che si ricrei in casa il suo ambiente naturale, dandogli la possibilità di arrampicarsi, graffiare, nascondersi, esercitarsi alla caccia, stare in posti sopraelevati, scavare. Infatti, un gatto libero passa il suo tempo a cercare le prede, osservare come si muovono per poi tentare di catturarle, ucciderle e mangiarle seguendo una precisa sequenza predatoria. Deve supervisionare il territorio anche dall’alto, marcarlo per tenere lontano eventuali concorrenti, mangiare da solo, pulirsi e cercare dei luoghi di riposo sicuri e lontani da possibili predatori. Per arricchimento ambientale si intende proprio questo: ricreare in casa un ambiente il più possibile vicino a quello appena descritto. Per questo è necessario mettergli a disposizione un albero per gatti (chiamato anche "palestrina"), alto a sufficienza per consentirgli di "guardare" la casa dall’alto, sentendosi al sicuro. Ne esistono di tante forme e dimensioni, con ripiani e casette che gli permettano di salire e scendere a piacimento e di nascondersi. L’albero per gatti deve essere alto e stabile perché un gatto non salirebbe mai su una struttura traballante che gli trasmetterebbe una sensazione di pericolo. I gatti adorano gli alberi vicini a un posto caldo da dove possano osservare anche il mondo esterno. Un’ottima soluzione sarà mettere questa struttura vicino a un calorifero, di fronte a una finestra con le tende aperte. L’albero dà anche la possibilità al gatto di fare stretching, di farsi le unghie e di marcare il territorio evitando così di rovinare l'arredamento della casa e di far adirare il proprietario. I gatti adorano stare in alto e se ci sono dei mobili, dove possono salire, occorre agevolarne l’accesso con ripiani o mensole. Queste servono per rendere tridimensionale l’ambiente e, in questo modo, anche la casa più piccola sembrerà loro una reggia. I gatti si fanno le unghie in verticale, ma anche in orizzontale: esistono in commercio graffiatoi di cartone di varie forme e dimensioni e i più apprezzati sono quelli rettangolari, larghi a sufficienza per permettere loro di dormirci sopra. Non possono mancare rifugi e nascondigli, per questo le scatole di cartone sono l’ideale: i gatti le adorano! Si possono comprare o recuperare e abbellire con disegni o, per i più abili, con il decoupage. I gatti amano anche dormire nascosti negli armadi, nelle cabine armadio o nei cassetti che dimentichiamo aperti. Questo comportamento va assecondato, perché deriva da un loro bisogno naturale. Il gatto è un predatore, ma nello stesso tempo è preda di animali più grandi di lui e. per riposare, deve assolutamente trovarsi una tana nascosta dove dormire in sicurezza. Per questo motivo non ha senso sgridarlo o impedirgliene l’accesso; se lascia troppi peli, si avrà l’accortezza di spostare o coprire parte del vestiario o di liberare un angolino apposta per lui. Arricchire l’ambiente significa anche predisporre più ripari e nascondigli: infatti i gatti in i natura cambiano spesso tana per evitare che le tracce odorose attirino i predatori che potrebbero localizzarli e ucciderli. Nelle nostre case perciò dovremo predisporre cucce, scatole di cartone, cestini e tutto ciò che può servire da giaciglio, per agevolare questa loro necessità. Non si può parlare di arricchimento ambientale senza includere i giochi. Con il gioco il gatto simula la caccia e per lui questa e una vera e propria necessità. Ogni giorno si deve dedicare del tempo per stimolarlo al gioco: sono sufficienti anche pochi minuti, più volte al giorno.

    4. Se si adotta un gattino


    I gattini sono indubbiamente belli, accattivanti e divertenti. Un gattino in famiglia porta tanta gioia e una sferzata di allegria, ma nello stesso tempo richiede tanto impegno e soprattutto rispetto delle sue esigenze. Deve essere socializzato, abituato e seguito nella crescita.
    IMPORTANZA DELLA SOCIALIZZAZIONE
    Per socializzazione s’intende quel periodo, che va dalla terza fino alla settima/nona settimana di vita in cui il gattino riconosce l'essere umano come amico e non come aggressore. È importante che in questa fase il micio venga in contatto con varie tipologie di persone: donne, uomini, bambini e anziani perché li considera appartenenti a quattro specie completamente diverse. La socializzazione gli permetterà di conoscerli e di non spaventarsi quando in futuro dovrà vivere o anche semplicemente stare in loro presenza. Molto spesso, quando si vede un gatto che ha paura, si pensa che sia un animale maltrattato. La maggior parte delle volte si tratta di un gatto non socializzato che reagisce con paura alla sola vista dell’uomo. Per farlo socializzare si deve metterlo gradualmente in contatto con la persona nuova fino a quando non si sarà ben abituato e lo vedremo tranquillo. Solo in seguito si procederà a fargli conoscere altre persone di età e sesso diverso in modo da indurlo a non temere l’essere umano.
    IMPORTANZA DELL’ABITUAZIONE
    Per abituazione s’intende quel periodo, nei primissimi mesi di vita del gatto, durante il quale si abituerà a vedere, sentire, toccare oltre che conoscere, tutto ciò che la nostra complessa vita domestica gli offre. Non si dovrà "abituare" soltanto a oggetti, ma anche alle varie esperienze che gli permetteranno di crescere e diventare un adulto sereno. Dovrà essere stimolato con tanti giochi differenti per forma, dimensione, consistenza e rumore, in modo che il suo cervello si abitui a elaborare tutti questi stimoli nuovi. Anche i rumori emessi dagli elettrodomestici (aspirapolvere, phon, lavatrice, televisione) possono spaventare il gatto, se non viene abituato. I rumori devono essere introdotti da lontano, a bassa intensità e in modo graduale, ricordandosi che l’udito del gatto è molto più sensibile di quello dell’uomo. Solo quando si sarà abituato, si potranno avvicinare gli oggetti "rumorosi" senza mai metterli molto vicino a lui. Vivere con un gattino significa occuparsi della sua crescita, della sua salute, di nutrirlo correttamente, ma questo non è abbastanza. Un gattino crescerà e diventerà un adulto sereno e senza problemi se ci si occuperà anche di stimolare la sua mente in modo adeguato. Occorre, pertanto, abituarlo al movimento, fornendogli attrezzature, come palestrine o alberi per gatti, dove arrampicarsi, saltare e coordinare i movimenti per esercitare tutte quelle attività per le quali il suo corpo così atletico è stato progettato.
    TRASPORTINO
    Il gatto per tutta la sua vita dovrà essere sempre trasportato, per motivi di sicurezza, nella gabbietta. Bisognerà far sì che non la viva come un luogo di tortura, ma come una tana. Per questo fin da piccolo la si terrà in casa con la porticina aperta in modo che la possa utilizzare come cuccia. Per invogliarlo a usarla si metterà all’interno un cuscino morbido e qualche leccornia o dei giochi.
    IN AUTOMOBILE
    Trasportare il gatto in auto è un’esigenza, per andare non solo dal veterinario, ma anche a casa di amici o via per un weekend o per recarsi in vacanza. Per prima cosa il gatto deve essere abituato al trasportino. Per qualche giorno, dopo averlo messo delicatamente nella sua gabbietta, lo si porterà in macchina, con il motore spento, e si metterà il trasportino sul sedile. Parlando al gatto con voce calma e con un tono basso, gli si offriranno delle leccornie o lo si distrarrà con dei giochi. Quest’operazione deve essere ripetuta per qualche giorno. Se il gatto accetterà di buon grado questo “nuovo gioco", si accenderà il motore per qualche minuto. L'operazione sarà ripetuta nei giorni successivi fino a quando si potrà fare il giro dell’isolato e poi dei tragitti sempre più lunghi.
    RISPETTO DEL SONNO
    l gattini hanno una vitalità incredibile e, come accade nei bambini, dopo un’intensa attività fisica cadono in un sonno profondo. Il sonno va rispettato e i gattini che dormono non devono essere in alcun modo disturbati o svegliati per il solo piacere di vederli giocare. Come noi non vorremmo essere svegliati o non sveglieremmo mai un bambino che dorme, allo stesso modo non dobbiamo farlo con il gattino. Inoltre, nei piccoli, nelle prime settimane di vita durante il sonno profondo viene secreto l’ormone della crescita e, anche in seguito, quando alternano fasi di sonno profondo a fasi di sonno leggero. Disturbare il riposo sia del piccolo che dell’adulto, significa mancargli di rispetto, oltre che causare alterazioni al loro benessere psicofisico.

    5. Le cure


    Il veterinario deve rappresentare un vero e proprio punto di riferimento da interpellare per ogni necessità. Con il medico si deve instaurare un buon rapporto basato sulla fiducia, non si deve esitare a chiedergli informazioni, chiarimenti, spiegazioni e consigli soprattutto nel primo periodo dopo l’adozione del gatto quando tutto è nuovo e avvalersi dell’esperienza di un esperto è di fondamentale importanza.
    VISITA VETERINARIA
    Il gattino durante il primo anno di vita, deve essere portato più volte alla visita per verificare il suo stato di salute e la sua crescita. È buona norma andare dal veterinario per dei controlli anche quando l ’animale sta bene in modo che non colleghi la visita veterinaria solo a situazioni spiacevoli e per lui traumatiche (come un ’iniezione o un intervento chirurgico). Infatti i controlli periodici serviranno ad abituare l’animale e la visita non sarà collegata solo a un evento indesiderato se si avrà l’accortezza di farlo giocare subito dopo la manipolazione. Il gattino si sottoporrà meglio alla visita veterinaria e sarà più facile che si lasci visitare se il proprietario, nella propria casa, lo abituerà a essere toccato con delicatezza, facendo finta di "giocare al dottore”. Occhi, orecchie, unghie, denti, coda … verranno ispezionati e controllati senza mai dimenticare, alla fine un bocconcino prelibato come premio. A ogni visita, il veterinario controllerà la crescita, verificherà il peso, consiglierà il protocollo vaccinale più adeguato, affronterà la prevenzione delle più comuni parassitosi interne ed esterne, della filaria nelle zone endemiche e indicherà il momento migliore per la sterilizzazione, oltre alla necessità di identificare l’animale mediante l’applicazione del microchip. È bene appuntare su un foglio tutte le cose che si desidera domandare al medico perché, a volte, ci si dimentica di chiederle. Nell’adulto la visita di controllo annuale avrà lo scopo di verificare lo stato di salute dell’animale, Il peso, l’igiene orale, la necessità di vaccinarlo, sverminarlo e di eseguire la prevenzione della filariosi. L’alimentazione riveste un ruolo importantissimo per cui, a ogni variazione di stato fisiologico, occorre fare il punto sulla dieta e adattarne Il tipo e le dosi ai nuovi fabbisogni nutrizionali. Nell’animale anziano le visite devono essere intensificate per sottoporlo a periodici esami del sangue e delle urine, perché molte patologie che colpiscono i gatti sono subdole e spesso asintomatiche. Scoprirle per tempo permetterà di aiutarli adeguatamente e in modo mirato.
    VACCINAZIONI
    Vaccinare significa proteggere il proprio animale nei confronti di alcune malattie infettive, pericolose e spesso mortali. Attualmente non vengono più vaccinati tutti gli animali indistintamente con gli stessi protocolli, ma ci si attiene alle linee guida internazionali della WSAVA (World Veterinary Small Animal Association), che vengono periodicamente aggiornate. Oggi si tende a studiare un programma vaccinale mirato per ogni soggetto. Pertanto, si dovrà concordare con il veterinario di fiducia un programma vaccinale adeguato alla vita che l'animale conduce, alle sue abitudini e adattato alle sue specifiche necessità. Nel decidere nei confronti di quali malattie è consigliabile che il gatto venga immunizzato, verranno presi in considerazione diversi parametri: dove vive il gatto, se ha accesso all’esterno o sta esclusivamente in casa, se vive solo o a contatto con altri gatti, se passerà le vacanze in pensione o se viaggerà spostandosi anche all’estero, Le vaccinazioni per il gatto vengono distinte in vaccinazioni "core" o di base e vaccinazioni "non core" o accessorie. Le vaccinazioni "core" sono quelle vivamente raccomandate, perché le malattie nei confronti delle quali l'animale viene immunizzato (Panleucopenia, Herpes e Calicivirus), sono particolarmente diffuse e contagiose. Quelle "non core" o accessorie vengono prese in considerazione singolarmente e in funzione della reale necessità. Per esempio la vaccinazione nei confronti della leucemia felina, malattia pericolosa e mortale, ma che prevede un contatto molto stretto tra animale malato e animale sano, è da consigliare a chi vive all’aperto e in contatto con altri gatti; è da valutare, invece, per un gatto che vive da solo in casa e quindi con un rischio molto scarso di contrarre la malattia (valutazione rischio-beneficio). Il vaccino deve essere somministrato solo dopo che il veterinario, con un’accurata visita, ha verificato il buono stato di salute dell’animale.
    TOELETTATURA
    CURA DEL MANTELLO
    I gatti a pelo corto possono essere toelettati dal proprietario una volta alla settimana intensificando l’operazione durante il periodo della muta. Quelli a pelo lungo e semi lungo, invece, devono essere spazzolati con maggiore regolarità proprio per abituare l’animale a questa pratica. Occorre utilizzare pettini a punte arrotondate o normali spazzole per capelli con le punte protette dai gommini e procedere delicatamente e senza forzature. Se fin da piccolo il gatto viene abituato dal proprietario ad essere toelettato con una spazzola morbida e dopo ogni "seduta" premiato con una leccornia, si eviterà che questa diventi una esperienza spiacevole e traumatizzante e che si debba ricorrere a tosature. Anche il momento in cui il gatto deve essere pettinato e importante, l’operazione non deve mai essere eseguita quando è agitato o sta giocando, ma si dovrà aspettare quando è tranquillo e rilassato. La toeletta potrebbe diventare per entrambi una occasione in più per relazionarsi. Permetterà, inoltre, di controllare il mantello, verificare la presenza di eventuali parassiti e nodi. Pettinare il gatto con regolarità significa anche evitare che possa ingerire eccessive quantità di pelo che gli potrebbero causare pericolose occlusioni intestinali.
    CURA DELLE UNGHIE
    Una pratica alla quale il gatto deve essere abituato fin dall’inizio è il taglio delle unghie che deve essere fatto sempre in maniera delicata. Lo si deve abituare tagliando una sola unghia per volta al giorno premiandolo subito dopo con delle carezze o con una leccornia. Nel gatto anziano c’è la possibilità che le unghie si incarnino per cui occorre regolarmente controllarle e procedere al taglio qualora sia necessario.
    COLLARE
    Se il gatto ha accesso all’esterno può capitare che a volte, purtroppo, non ritorni a casa. Basta uno spavento per farlo rintanare in un pertugio senza che poi riesca più a uscire e a ritornare. Potrebbe rimanere rinchiuso in una cantina o in un box, oppure essere vittima di un incidente o, semplicemente, potrebbe accasarsi temporaneamente presso qualche altra abitazione. Un collarino con il numero di telefono del proprietario inciso su una targhetta o su una piccola medaglia, può rivelarsi utile perché permette subito di rintracciare il padrone. Per evitare che s’impigli, si devono usare dei collari con un pezzettino di elastico oppure quelli che si sganciano automaticamente quando subiscono una forte trazione. Il collare integra, ma non sostituisce il microchip. Per un gatto che esce è sempre meglio usare entrambi i metodi di identificazione. Il collarino, infatti, permette immediatamente, per chi ritrova l’animale, di capire che il gatto e di proprietà. L’animale però lo può perdere o il proprietario può dimenticarsi di metterglielo; in questo caso il microchip e l’unico metodo sicuro che permette di riportare un animale alla propria abitazione.
    MICROCHIP
    Il microchip permette di identificare il gatto in modo sicuro e inequivocabile, di ritrovare l’animale che si è smarrito, che è stato rubato, quello che ha subito un incidente ed è ricoverato presso un veterinario o che è scappato. Il microchip è richiesto per sottoscrivere un’assicurazione, nei passaggi di proprietà, per registrare gli animali presso le associazioni feline. L’identificazione con il microchip è obbligatoria per il rilascio del passaporto che dal 2005 è indispensabile per portare il gatto all’estero. Il microchip viene impiantato con una apposita siringa nella regione del collo a sinistra. La sua applicazione è indolore e si pratica senza anestesia. Si tratta di una capsulina non più grande di un chicco di riso che contiene un codice unico di quindici cifre che può essere rilevato con un lettore universale. Quando si impianta il microchip, il veterinario registra i dati del proprietario e dell’animale all’Anagrafe Animali d’Affezione. Pertanto, se si perde un animale o lo si trova, si hanno maggiori probabilità di ritrovare il proprietario rivolgendosi alle strutture veterinarie preposte che possono consultare la banca dati.
    STERlLlZZAZIONE E CASTRAZIONE
    COMPORTAMENTO DEL MASCHIO E DELLA FEMMINA IN ETÀ RIPRODUTTIVA
    I maschi raggiungono la maturità sessuale intorno ai sei mesi di vita anche se il pieno sviluppo fisico si completa, a seconda delle razze e delle linee genetiche, diversi mesi dopo. A questa età tra maschio e femmina si cominciano a notare molte differenze non solo fisiche, morfologiche e nella struttura corporea, ma anche nel comportamento. I maschi hanno un maggior bisogno di marcare il territorio, che manifestano con graffiature, strofinamenti e soprattutto con spruzzi di urina dall'odore particolarmente acre e pungente. Tendono ad allontanarsi da casa vagabondando anche per giorni alla ricerca di una compagna incappando per competizioni territoriali in risse e lotte con altri maschi e rimanendo spesso vittime di incidenti stradali. Le gatte presentano il primo calore ai 6 mesi; questa variazione è dovuta alla razza e al peso dell’animale (deve raggiungere in genere i 2,5 kg). Condiziona l’insorgenza della pubertà il tipo di vita che l’animale conduce, se all’aperto o in appartamento, la temperatura ambientale, l’alimentazione e la stagione (l’attività ormonale si attiva quando le ore di luce nella giornata aumentano). La stagione riproduttiva nella gatta infatti, inizia quando le giornate si allungano e la temperatura è più mite e questo, alle nostre latitudini, si verifica da gennaio-febbraio e dura fino a settembre-ottobre. Per questo le gatte nate in tarda primavera non andranno in calore fino alla primavera successiva (quando avranno circa un anno), ma anche quelle nate in estate andranno in calore nella primavera successiva e, queste, alla pubertà, non avranno più di 5-6 mesi. Normalmente durante l’estro la gatta presenta manifestazioni più o meno vistose e sonore con una durata di circa 5-7 giorni che, se la gatta non si accoppia e partorisce, si ripetono ciclicamente ogni 2-3 settimane per tutta la stagione (ciclo poliestrale stagionale). La gatta diventa più affettuosa, miagola, l’appetito diminuisce, si appiattisce sul pavimento piegando gli arti anteriori sollevando il posteriore e spostando la coda, "pedala" con le zampe posteriori, si rotola e si struscia e, a volte, marca il territorio con schizzi di urina.
    La durata dell’estro e la sua ciclicità, le vocalizzazioni e tutte le altre manifestazioni estrali possono essere più o meno "importanti" in funzione dell’individuo e della razza.
    STERILIZZAZIONE
    Si ricorre alla sterilizzazione nel maschio e nella femmina per evitare i calori ripetuti e per ridurre o eliminare le conseguenti manifestazioni sessuali secondarie indesiderate. I gatti appartengono a una delle specie domestiche più prolifiche e con la sterilizzazione si evitano gravidanze indesiderate e si riduce il randagismo e l'abbandono. La sterilizzazione chirurgica nel maschio consiste nell’asportazione dei testicoli mentre nella femmina nella rimozione delle ovaie o delle ovaie e dell’utero. Per entrambi i sessi l’intervento è ormai di routine e viene praticato in anestesia generale, il dolore viene gestito con farmaci analgesici già in fase perioperatoria e questo permette un miglior risveglio e una guarigione più rapida. Gli animali devono essere in buona salute e le femmine non in calore. Previo accordo con il medico il gatto verrà portato dal veterinario a digiuno, in una gabbietta sicura, comoda, coperta da un telo in modo che il gatto non si spaventi, fornita di una copertina calda e una traversina assorbente per garantire il confort dell’animale e per tenerlo ai caldo dopo l’operazione. In caso si portino due animali si devono usare sempre due trasportini per evitare che per lo stress, i due gatti si attacchino e per consentire a ogni singolo animale di distendersi dopo l’intervento. Dopo le dimissioni, una volta a casa, il gatto deve essere tenuto fino a che non recupera totalmente l’equilibrio e le forze in una stanza separata, calda, tranquilla e possibilmente in semioscurità con vicino la lettiera.
    Se in casa ci sono più gatti, si deve assolutamente tenere separato in una stanza l'animale operato almeno per 24 ore per smaltire gli odori della clinica, delle medicine e riprendere l’odore di casa, perché potrebbe non essere riconosciuto dagli altri gatti e quindi aggredito.
    I vantaggi dell’intervento sono considerevoli ed è provato che la sterilizzazione aumenti notevolmente le aspettative di vita del gatto: riduce le lotte e i combattimenti con gli altri gatti per il territorio e per l’accoppiamento e, di conseguenza, possibili ferite e/o ascessi. Evita, inoltre, la trasmissione di pericolose malattie virali, il vagabondaggio e tutti i rischi che ne derivano (incidenti stradali, avvelenamenti). Nel maschio si riducono i miagolii, i richiami e la marcatura con l'urina, tutte manifestazioni che spesso rendono difficile la convivenza. Anche nella femmina la sterilizzazione migliora il benessere psicofisico, la qualità di vita e la salute poiché evita il deperimento conseguente a calori ripetuti o a gravidanze plurime, parti e allattamento. Vengono scongiurate le malattie a carico dell’apparato riproduttore e si riduce, se l’intervento e precoce, la percentuale di rischio di tumori a carico della mammella. Per contro, l'animale sterilizzato ha una maggiore tendenza a ingrassare perché diventa più sedentario, manifesta una riduzione dei fabbisogni calorici e un aumento dell'appetito. Per questo occorre adeguare l’alimentazione al nuovo stato fisiologico dell’animale senza dimenticare che le variazioni dietetiche devono essere sempre accompagnate, per il gatto che vive in appartamento, da un appropriato arricchimento ambientale e dall’interazione quotidiana di gioco con il proprietario.

    6. Alimentazione


    Il gatto è un carnivoro "obbligato” cioè ha una dieta prevalentemente proteica. La sua razione deve contenere un equilibrato contenuto di proteine, un moderato contenuto in grassi, adeguati carboidrati e non devono mancare vitamine essenziali, minerali e acidi grassi. Conoscere i suoi fabbisogni alimentari, le sue caratteristiche digestive, le sue necessità e adeguarsi alle sue preferenze di olfatto e gusto permette di nutrirlo correttamente.
    COMPORTAMENTO ALIMENTARE DEL GATTO
    Il gatto è un carnivoro "stretto” cioè trae energia dal metabolismo delle proteine, dei grassi e in misura inferiore anche da quello dei carboidrati. Il suo corpo è strutturato da perfetto predatore (costruzione scheletrica, muscolare e sensoriale) e anche tutte le caratteristiche fisiologiche dell’apparato digerente sono quelle di un carnivoro. Il gatto è un cacciatore solitario, ha uno stomaco relativamente piccolo adatto a piccoli e frequenti pasti. Le sue prede sono infatti di dimensioni molto ridotte come uccellini, roditori, insetti che non può permettersi di condividere con i suoi simili perché non sarebbero sufficienti a coprire il suo fabbisogno calorico giornaliero. Nel gatto la caccia e l'uccisione della preda rispondono ad uno stimolo innato e insopprimibile, non è assolutamente collegato alla sensazione della fame, infatti, un gatto ben nutrito non rinuncia in alcun modo alla caccia: se è sazio non mangia la preda che ha appena catturato e ucciso! Il gatto deve cacciare appena se ne presenta l’opportunità perché non tutte le sue battute di caccia vanno a buon fine. Deve, perciò, provare a cacciare sempre perché se cacciasse solo quando ha fame morirebbe.
    Anche il gatto di casa ama mangiare poco e spesso, non ha orari prestabiliti e assume il cibo quando lo desidera.
    Per mantenere questa sua naturale inclinazione il proprietario può somministrare piccoli e frequenti pasti nella giornata. Un gatto in forma, che sa regolare l’assunzione di cibo in funzione del suo dispendio energetico, può essere alimentato "ad libitum" e cioè con cibo umido due/tre volte nella giornata e con il cibo secco a disposizione. Al contrario, con un gatto in sovrappeso, o nel caso ci siano più gatti che necessitino di un regime dietetico diverso, occorre che il cibo venga razionato e somministrato dal proprietario più volte nella giornata.
    COMPONENTI NUTRITIVI
    Il nutriente è un elemento contenuto nell‘ingrediente. Per fare un esempio pratico: la carne, i cereali, i grassi sono ingredienti, mentre le proteine, i lipidi, le vitamine in essi contenute sono i nutrienti. Con l’alimento noi somministriamo al nostro gatto i nutrienti che gli servono. Una razione completa e bilanciata deve quindi contenere nelle giuste e corrette proporzioni proteine, minerali, vitamine, acidi grassi essenziali, carboidrati, fibra e acqua. I nutrienti poi si suddividono in macro e micronutrienti. I primi sono quelli presenti in maggior quantità nell‘ingrediente e maggiormente necessari per il corretto funzionamento dell'organismo animale. Questi sono carboidrati, proteine e grassi. Il secondi invece sono quelli contenuti in un ingrediente in dosi nettamente minori e sono ad esempio vitamine, minerali e antiossidanti.
    RUOLO DEL VETERINARIO
    Già durante la prima visita dal veterinario e indispensabile parlare di alimentazione, prendendo in considerazione i fabbisogni del gatto in base all’età, struttura corporea, ecc.. Il medico fornirà informazioni e consigli su quali nutrienti non dovranno mai mancare nella ciotola di un gatto, sulle quantità da somministrare nella giornata e, soprattutto, su come orientarsi e cosa scegliere tra tanti prodotti industriali che il mercato offre o proporre una dieta casalinga, completa e bilanciata, qualora per l’animale fosse indicata. Con il veterinario si dovrà parlare di nutrizione anche ad ogni controllo o comunque ad ogni variazione dello stato fisiologico dell’animale e del suo stile di vita, al fine di rispondere in modo specifico e "personalizzato" alle sue esigenze: un gattino, un adulto, un gatto sterilizzato o intero, una femmina in gravidanza o un animale anziano avranno esigenze nutrizionali diverse, come pure un gatto che vive all’aperto piuttosto che uno che vive soltanto in casa. Durante la visita il gatto viene pesato e il medico insegnerà al proprietario come farlo da solo e con quale regolarità. E veramente importante che il proprietario impari a regolare il cibo da somministrare, facendo una attenta valutazione corporea dell’animale: capire se il corpo del proprio gatto "sta cambiando" gli permette di intervenire per tempo nel correggere le dosi o, con l’aiuto del medico, di cambiare tipo di alimento.
    Esistono diversi tipi di alimenti commerciali a cui si affiancano le preparazioni casalinghe.
    CIBO COMMERCIALE
    Gli alimenti commerciali completi e bilanciati che contengono proteine ad alta digeribilità e materie prime di qualità eccellente, soddisfano pienamente le esigenze nutrizionali dell’animale per cui queste diete non devono essere supplementate con alcun integratore e possono essere somministrate per tutta la vita dell’animale. Sono comode e di facile utilizzo e si rivelano particolarmente utili per far fronte alle diverse esigenze dell’animale a ogni cambio di stato fisiologico. Non si devono somministrare al gatto diete carenti di principi nutritivi, diete non dedicate all’alimentazione dei felini (ad esempio cibo per cani o cibo adatto all’alimentazione umana), diete il cui apporto proteico sia esclusivamente dato da proteine di tipo vegetale. Un ambito in cui le diete commerciali rivestono grande utilità è la dietetica clinica. Si tratta di cibi formulati e adatti a far fronte a delle specifiche esigenze nutrizionali per quegli animali in cui la dieta, nel caso di alcune patologie, può fare la differenza. I cibi industriali sono disponibili in versione umida (scatolette bustine) o secca (crocchette).
    CIBO UMIDO
    Il cibo umido e un alimento caratterizzato da un elevato contenuto in acqua, intorno al 70-75%, e per questo, è un prodotto facilmente deperibile. Infatti, una volta aperta, la lattina o la busta, si conserva in frigorifero per poco tempo. Il gatto non ama il cibo freddo per cui, prima di somministrare il cibo proveniente dal frigorifero, occorre scaldarlo fino a una temperatura di circa 35°-37° che è quella in cui il cibo sprigiona maggiormente l’odore aumentandone l’appetibilità. Il cibo umido si deteriora e si contamina facilmente, per cui va somministrato più volte nella giornata avendo cura di rimuovere sempre il cibo avanzato. Il gatto, soprattutto l’anziano, ha un particolare bisogno di cibo umido, per questo motivo una parte della razione giornaliera deve essere sempre fornita sotto forma di "scatoletta". Si può somministrare anche solo cibo umido, purché sia completo e correttamente bilanciato. Molti cibi industriali umidi, però, sono complementari per cui, in questo caso, non possono essere somministrati in esclusiva e devono essere completati (leggere bene le etichette).
    CIBO SECCO
    Il cibo secco contiene circa il 7-8% di acqua, è molto appetibile e ha il vantaggio di non deteriorarsi nel breve tempo; pertanto può essere lasciato nella ciotola per una alimentazione "ad libitum” che rispetta la tendenza del gatto a fare tanti piccoli pasti nella giornata (12-20 circa). Se il gatto mangia cibo secco, bisogna facilitare l'accesso all’acqua che deve essere sempre pulita, fresca e posta in contenitori diversi, meglio se di acciaio o ceramica. Non si devono usare le ciotole doppie (acqua e cibo) perché facilmente l’acqua che viene "contaminata” dal cibo viene rifiutata dal gatto ed è difficile cambiare l'acqua per mantenerla sempre fresca e pulita. È meglio mettere la ciotola dell’acqua lontana da quella del cibo e posizionata lungo i percorsi che il gatto compie perché è provato che in questo modo il gatto beve di più.
    CIBO CASALINGO
    Il proprietario spesso intende, come cibo preparato in casa, somministrare al gatto soltanto carne o pesce bollito. Questa non è una dieta completa e bilanciata. È vero che il gatto è un carnivoro "stretto”, ma e altrettanto vero che in natura non mangia solo il muscolo sgrassato e disossato delle sue prede, anzi ingerisce la preda intera e quindi anche ossa e viscere degli animali uccisi, che spesso sono onnivori o erbivori, mangiando e assimilando in questo modo anche altre sostanze. La carne da sola è carente di molti nutrienti. Per dieta casalinga (la parola “dieta” non ha la stessa accezione di “curativo” che ha nell’alimentazione umana) si intende fornire all'animale una razione completa di tutti i nutrienti di cui l’animale necessita e che questi siano perfettamente bilanciati tra loro. Gli ingredienti contenenti proteine, amminoacidi essenziali, grassi, fibre, carboidrati, vitamine, minerali e acqua devono essere ben mescolati tra loro e somministrati con le opportune integrazioni più volte nella giornata. Bisogna avere l’accortezza, se il gatto non finisce il cibo nella ciotola nel giro di 20/30 minuti, di toglierlo perché è facile la sua contaminazione (ci si deve comportare nello stesso modo, anche se somministriamo cibo umido confezionato). Questo metodo permette al proprietario di scegliere personalmente gli ingredienti e di cucinarli, di escluderne alcuni o inserirne altri, ma è sicuramente un procedimento laborioso che richiede un maggior impegno di tempo ed economico. La difficoltà maggiore, in ogni caso, sta nella corretta formulazione della dieta e del suo bilanciamento sotto il profilo nutrizionale e molto spesso le ricette preparate in casa sono empiriche. Non si può improvvisare, perché la carenza o l’eccesso di qualche nutriente (e questo vale anche per gli integratori che devono essere utilizzati) può essere molto dannoso all’animale, soprattutto se si tratta di soggetti in gravidanza, allattamento o crescita. Una razione inadeguata e somministrata per lungo tempo può comportare fenomeni carenziali anche gravi. Per questo la dieta deve essere fornita da un veterinario nutrizionista, ogni anno occorre verificarla, per capire se risponde ancora ai fabbisogno dell'animale e, in ogni caso, deve essere riformulata a ogni cambio di stato fisiologico dell’animale stesso.
    CIBO COMPLETO
    Per cibo completo s’intende una razione contenente tutti i nutrienti di cui l’animale ha bisogno per mantenere la sua struttura corporea e per compiere tutte le sue funzioni. Questi devono essere presenti nelle giuste proporzioni e cioè devono essere bilanciati. Spesso gli eccessi di uno o più nutrienti vanno a scapito della presenza di altri. Un cibo completo e bilanciato deve poter essere somministrato per tutta la vita dell’animale, per cui deve contenere proteine ad alta digeribilità ed essere appetibile.
    CIBO COMPLEMENTARE
    Per cibo complementare s’intende un complemento che non contiene tutti i nutrienti che necessitano all’animale ma solo alcuni, pertanto, deve essere integrato. È il caso di snack, appetizzanti, alcuni cibi casalinghi e alcuni preconfezionati umidi. L’uso prolungato ed esclusivo di cibi complementari (ad esempio tonno in scatola al naturale per alimentazione umana), può causare pansteatite (per carenza di vitamina E) e nello stesso tempo i segni clinici della carenza di taurina.
    CIBO DIETETICO
    Per cibo dietetico s’intende un alimento formulato per quei gatti che per necessità devono essere alimentati con cibi particolari. Alcuni gatti, perché malati o perché a rischio di patologia (come nel caso di insufficienza renale, diabete, obesità, malattie epatiche o patologie croniche debilitanti), possono essere aiutati in modo molto efficace con l’uso quotidiano e costante di diete formulate per le loro specifiche esigenze.
    I CARBOIDRATI
    Il gatto, essendo un carnivoro “stretto", ha un apparato digerente programmato essenzialmente per la digestione delle proteine.
    Ciò non toglie che sia in grado di digerire altri nutrienti come i grassi e, in maniera più modesta, i glucidi che sono rappresentati, essenzialmente, dall’amido contenuto nei cereali (frumento, riso, orzo, avena, mais...), dalle patate, dalla manioca. Il gatto, come l’uomo e il cane, non digerisce l’amido crudo, al contrario, se cotto molto bene, riesce ad assimilarlo e utilizzarlo come fonte energetica.
    NON MANGIA A SUFFICIENZA
    Molte volte il proprietario lamenta che l’animale mangia in modo svogliato, piluccando il cibo, mentre desidererebbe che la ciotola venisse svuotata in un lampo. La paura che l’animale non mangi a sufficienza lo porta alla ricerca spasmodica di cibo nuovo sempre più appetibile e questa, insieme alla noia e all’inattività, è una delle cause più frequenti di obesità.

    7. Alcuni possibili problemi


    Vivere con un gatto è una esperienza coinvolgente ed entusiasmante. Coinvolge tutta la famiglia e richiede dedizione da parte di tutti. Ogni giorno è una piccola nuova conquista e un grande arricchimento. Alcuni soggetti però nonostante siano ben curati e circondati da affetto possono presentare delle difficoltà manifestando dei problemi che sono molto spesso difficili da interpretare. A volte solo l’intervento di un esperto potrà aiutare il proprietario a capirne le cause e a trovare la giusta soluzione.
    PAURA IN UNA SITUAZIONE NUOVA
    Ogni animale, come l’uomo d'altronde, ha dei tempi di adattamento soggettivi. I più “spavaldi” si inseriscono nel nuovo ambiente in pochissimo tempo, altri. Invece, più timidi e paurosi, necessitano di un periodo più lungo e di molta pazienza da parte del nuovo proprietario. Può capitare che il gatto, nonostante siano stati adottati tutti gli accorgimenti necessari, stia nascosto per giorni senza mangiare, trattenendo urina e feci. Sembrerebbe naturale stanarlo dal suo nascondiglio per accarezzarlo, credendo che questo sia il metodo corretto per renderlo più tranquillo. In realtà, togliere un animale spaventato da un nascondiglio dove si sente protetto e al sicuro, può aumentare il suo terrore e causare una reazione aggressiva che l’uomo difficilmente giustifica. In questi casi occorre fare movimenti molto lenti, parlare con un tono di voce suadente e basso e non avvicinarsi troppo al gatto per evitare di intimorirlo ulteriormente. L’animale deve capire che non lo si vuole aggredire, ma questo non è un meccanismo né automatico ne' immediato. Avvicinarsi con il cibo gli permetterà di comprendere che l'uomo gli offre la risorsa essenziale e primaria per la sua sopravvivenza. Per far questo, ogni volta che il proprietario entrerà nella stanza, gli lascerà un bocconcino o una leccornia in prossimità della tana per poi uscire subito. Questo permetterà al gatto di non spaventarsi ogni qual volta lo vedrà comparire, anzi assocerà la sua presenza al cibo. Prima di entrare nella sua stanza dovrà farsi sentire o con un piccolo rumore o parlando sottovoce, per dargli il tempo di nascondersi se ne sentirà ancora il bisogno. Entrando occorrerà muoversi piano e solo quando il gatto si mostrerà più fiducioso e rilassato (e questo potrà verificarsi solo dopo qualche giorno), il proprietario potrà rimanere nella stanza per vedere se l'animale incomincia a mangiare anche in sua presenza. Da questo momento si può pensare che il gatto si stia abituando alla nuova situazione. Si dovrà cominciare a passare un po’ di tempo con lui, sedendosi per terra e a una distanza di almeno due metri in modo che lui non si spaventi. Non bisogna fare l’errore, nel caso in cui si avvicini, di tentare di toccarlo o prenderlo in braccio forzatamente, perché si perderebbe tutto il lavoro fatto, dato che il gatto vivrebbe questa reazione umana come una aggressione. Con il tempo, l’animale diventerà sempre più confidente e abituato alla presenza dell’uomo. Solo a questo punto si potrà cominciare a distrarlo con dei giochi. Si dovrà utilizzare una "canna da pesca", da muovere solo stando lontani e non troppo velocemente, per stimolare la sua curiosità e la predazione, ma senza intimorirlo. Tutto questo dovrà essere fatto all’inizio da una sola persona e solo quando il gatto sarà tranquillo e rilassato gli si presenterà gradualmente il resto dei componenti della famiglia. Stanarlo con la forza, spazientirsi o sgridarlo sono atteggiamenti da bandire: attuare tutti questi accorgimenti, con una grande dose di pazienza, sono le armi corrette per ottenere il miglior risultato.
    FARE I BISOGNI IN LUOGHI INAPPROPRIATI
    Uno dei problemi comportamentali più diffusi e più fastidiosi per i proprietari e la deposizione di urine e feci in luoghi inappropriati, cioè non nella lettiera che è stata predisposta. Prima di tutto, con una visita veterinaria, si escluderà qualsiasi problema legato alla salute. Si verificherà anche la posizione della lettiera e il tipo di sabbia, se sono stati recentemente cambiati, ricordando che i gatti preferiscono una sabbia sottile per il piacere di scavare. La posizione della cassettina è molto importante perché i gatti amano sporcare in un posto tranquillo e sicuro. Le zone trafficate e rumorose della casa, vicino a porte di entrata o di uscita, nei corridoi, vicino alla cuccia di un altro animale, in prossimità del cibo, possono indurre il gatto a non utilizzarle e a cercare un posto alternativo. A volte l’uso della cassetta viene rifiutato perché al suo interno, invece della sabbia, vengono utilizzati trucioli di legno, brandelli di giornale o sassolini appuntiti: tutti materiali che i gatti non amano. Un altro, e non ultimo, fattore da prendere in considerazione è la pulizia della lettiera. Feci e urine devono sempre essere asportate due volte al giorno in modo che il gatto non sia costretto, per scavare, a camminare sui suoi escrementi.
    MARCATURA
    I gatti marcano il territorio anche con piccoli spruzzi di urina su superfici verticali. Per far questo si mettono in posizione eretta con la coda diritta e vibrante. Questo è tipico dei gatti interi e la sterilizzazione elimina quasi sempre questo comportamento. Alcuni gatti però, continuano a marcare. Per i gatti che vivono in appartamento dobbiamo pensare a conflitti con altri gatti conviventi e in questo caso bisognerà migliorare la relazione tra gli animali. Se il gatto ha accesso all’esterno, è possibile, invece, che si senta minacciato dalla presenza di altri gatti nel suo territorio. In tutti i casi è bene sapere che la marcatura è sempre un problema di ansia e disagio. Il gatto che marca lo fa perché sentendo il proprio odore si tranquillizza e si rassicura.
    ANSIA
    Ansia e paura sono tra i problemi più frequenti e diffusi, ma anche i più ignorati e sottovalutati dai proprietari. Basti pensare al gatto che si nasconde sotto al letto quando sente il citofono o quando arriva un estraneo, a quello che scappa terrorizzato al solo rumore dell’aspirapolvere o del phon. Tendenzialmente i proprietari pensano che queste reazioni siano normali, in realtà un gatto che si comporta in questo modo è un animale stressato e ansioso, che non vive sereno. Di solito si tratta di gatti che, nei primissimi mesi di vita, non hanno avuto un corretto processo di socializzazione con le persone e di abituazione con l'ambiente che li circonda. Non li si deve mai forzare ad affrontare chi o cosa li terrorizzi e l’uso della punizione non è mai consigliato, perché non farebbe che peggiorare la situazione. A volte solo con l'intervento di un comportamentalista questi animali possono trovare beneficio.
    TOELETTATURA ECCESSIVA
    A volte i gatti si leccano in modo ossessivo fino a procurarsi delle lesioni e ferite. Questi soggetti devono essere portati dal veterinario per escludere problemi dermatologici e/o allergie, ma anche problemi alle vie urinarie, perché spesso i gatti che si leccano insistentemente l’addome possono soffrire di cistite.
    I problemi comportamentali devono essere presi in considerazione solo dopo aver escluso qualsiasi tipo di patologia sottostante.
    AGGRESSIVITÀ NEI CONFRONTI DELLE PERSONE
    Alcuni gatti, nascondendosi dietro ai mobili, aggrediscono i proprietari alle gambe, facendo dei veri e propri agguati. Questa aggressività, chamata predatoria, imita realmente la sequenza predatoria che il gatto mette in atto quando, in natura, caccia una preda vera.
    Dato che l’istinto predatorio è insopprimibile, occorre indirizzare il comportamento del gatto verso giochi che sostituiscono la preda (cannette da pesca). Un altro problema molto comune è l'aggressione delle braccia e delle mani del proprietario con graffi e morsi, a volte molto gravi. Il gioco inappropriato, cioè l’utilizzo delle mani per giocare con il gatto, è responsabile di questo comportamento. Bisognerà smettere di giocare con le mani e utilizzare, invece, i giochi di predazione per eccellenza che sono delle cannette con appeso un filo e delle piume che si muovono in modo molto simile ad una preda vera. Così si potrà recuperare pienamente l’animale. Le mani devono essere utilizzate solo ed esclusivamente per accarezzare l’animale.
    AGGRESSIVITÀ TRA GATTI
    I conflitti tra gatti che convivono nella stessa abitazione sono abbastanza frequenti. Ricordiamoci che il gatto in natura è un animale solitario perciò, nelle nostre case, non è quasi mai contento di condividere il territorio. Per migliorare la coabitazione e abbassare la tensione dobbiamo aumentare il cibo e raddoppiare le risorse: lettiera, spazi dove dormire, giochi.
    È utile ampliare il territorio tridimensionando la casa con scaffali, armadiature, strutture e alberi per gatti, dando loro la possibilità di salire in alto, nascondersi, isolarsi per non sentirsi minacciati. A volte basta solo un soffio, un ringhio, una minaccia, per esprimere l’aggressività e mantenere così uno stato di allerta e ansia costante in un gatto. Queste situazioni sono molto spesso ignorate o sottovalutate, sono conflitti che devono essere presi seriamente in considerazione, perché l’ansia e lo stress possono predisporre a gravi patologie. Se, invece, due gatti che coabitano iniziano a litigare all’improvviso, e necessario separarli. Si dovrà mantenere la calma e parlare a bassa voce per tranquillizzarli, invece di spaventarli ulteriormente. Battere le mani, urlare, spruzzare schizzi d’acqua, non fa che peggiorare la situazione. Si dovrà poi procedere alla reintroduzione graduale dei soggetti come se ci trovassimo di fronte all’inserimento in casa di un gatto nuovo.
    Se, anche con l’aiuto di un professionista, la situazione non dovesse risolversi, bisognerà prendere seriamente in considerazione la possibilità di trovare una buona adozione per uno dei due gatti.

    I gatti hanno il diritto di vivere sereni.




    Le autrici


    MARIA CRISTINA CROSTA
    Laureata con lode in Medicina Veterinaria nel I982 presso l’Università degli studi di Milano. Nel 1985 ha conseguito la specialità in Endocrinologia sperimentale presso la Facoltà di Farmacia dell'Università degli studi di Milano. E' socio fondatore della Clinica Veterinaria Gran Sasso, di cui è direttore sanitario e presso la quale svolge la Libera Professione, occupandosi di medicina felina. È autrice di pubblicazioni di carattere scientifico, libri, enciclopedie e video educational. Dal I986 ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani e riviste di settore e divulgative. È stata vicepresidente lombardo della F.F.l., socio fondatore della FIAF di cui ha ricoperto la carica di vicepresidente nazionale e vicepresidente lombardo, gestendone per anni le attività tecnicoscientifiche. Ha partecipato alla fondazione della Associazione italiana Veterinari Patologia Felina (AIVPAFe) e della Società Italiana di Medicina Felina (SlMEF). Dal 2014 è Professore a Contratto presso l’Università degli Studi di Bologna. E vincitrice del Premio Isimbardi 2014 alla carriera.
    LAURA BORROMEO
    Studiosa del comportamento felino, esperta nella riabilitazione dei problemi comportamentali del gatto, da vent’anni lavora a Milano effettuando consulenze ai proprietari per fornire tutti i consigli utili per aiutarli a risolvere i problemi dei loro gatti. È relatrice in conferenze sul comportamento dei gatti in Italia e all'estero. Da anni è consulente per la progettazione e la ristrutturazione dei gattili e per la valutazione dello stress nei gatti ricoverati. Scrive articoli per riviste e quotidiani, partecipa a trasmissioni televisive sui canali nazionali e locali, ha realizzato video educational ed e coautrice di diverse pubblicazioni in qualità di esperto comportamentale. Docente esterno di Comportamento Felino presso l’Università degli Studi di Pisa. È socio fondatore di Asetra, associazione di studi etologici e tutela della relazione con gli animali.
    www.lauraborromeo.it

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